Il Sindaco e la paura della “piazza

 

Il Sindaco di Cicciano,  in ogni intervento pubblico, non lesina offese e mortificazioni al ruolo della “piazza” e dei cittadini che la vivono.

Questo, lo riteniamo un insulto verso quei cittadini che nella stessa “piazza”, hanno costruito il consenso per Esso e i suoi consiglieri, e un atteggiamento di smisurata intolleranza verso chi la pensa politicamente in modo diverso. La paura di affrontare la “piazza”, dimostra debolezza e insicurezza di se stesso e delle sue capacità di amministrare una comunità.

Per fare cosa gradita al nostro primo cittadino, vogliamo tracciare in poche righe, la storia della “piazza” (cuore della città), punto focale della vita politica e sociale, dove vi si apprendono notizie, si formano nei commenti, giudizi collettivi su uomini e su cose.  

Nell’antica Grecia la “piazza” era il centro della vita economica, politica e culturale; era anche il centro morale e sacro della città; nella piazza si organizzava il popolo, quando ricorrevano le grandi feste religiose, e di là partivano le processioni solenni. Quindi  li avvenivano le feste religiose, riti solenni, si svolgevano i processi,e venivano discusse le più diverse argomentazioni ed a queste potevano prendere parte tutti i cittadini per esporre le loro opinioni.

In epoca arcaica, quando gran parte della cultura era dominata da una tradizione orale, era la “piazza” il posto dove i Rapsodi e gli Aedi interpretavano i loro componimenti o i poemi omerici: che come ci testimonia Senofane questi rappresentavano nel mondo greco la forza principale di Sophia e fu nell’Agorà che Socrate, uno delle più grandi testimonianze della filosofia, dispiegò il proprio pensiero ed affrontò i sapienti, smantellando le loro enunciazioni con le armi dell’ironia e della confutazione e per tali motivi che la “piazza” rappresenta la nostra più antica radice culturale dal momento che li nacque e si sviluppò la più alta forma del pensiero occidentale, dove i più grandi pensatori impararono ed insegnarono la passione per la sapienza, così come ci viene ricordato dal Protagora platonico «Io sono appassionato ad imparare, ma la campagna e gli alberi non sono disposti ad insegnarmi alcunché, mentre imparo dagli uomini nel centro della città» .