31-10-2004  

 

DEMOLITE TUTTE LE REGOLE DI GARANZIA DEMOCRATICA

di GIOVANNI ALFANO

 

Nell'ambito del processo di conferimento di autorità ed autonomia organizzativa, agli Enti locali fu demandato il potere di autoregolamentare la propria funzionalità nell'ottica delle finalità che ogni Ente intendesse fissare e perseguire. Lo Statuto ed i regolamenti rappresentavano (e rappresentano) gli strumenti per rendere applicativi tutti i princìpi ispiratori.Sostanzialmente, lo Statuto del Comune equivale alla Costituzione per lo Stato mentre i regolamenti ne rappresentano le leggi.

A garanzia di un minimo di civile convivenza democratica ed istituzionale: lo Statuto ed i regolamenti consiliari erano stati elaborati, già dal 1993, ponendo alcuni "paletti", di tutela:

1 - non potevano far parte della stessa Giunta parenti entro il 3° grado;

2 - doveva essere garantita la presenza di almeno una donna in Giunta;

3 - era stata prevista la costituzione di sei commissioni consiliari per l'analisi degli atti e per la elaborazione di proposte strutturali;

4 - il numero degli assessori, in rapporto a Cicciano, e per i costi connessi, era stato fissato a 6;

5 - per conferire autorevolezza alla carica di Presidente del Consiglio Comunale si era ritenuto che fossero consensienti almeno tutti i Consiglieri di maggioranza (14). Tutto questo, più che come tutela, in questa consiliatura, è stato recepito solamente come "intralcio" alla regolazione delle "partite" interne alla maggioranza.

E così, come il Presidente Berlusconi sta pilotando tutta una serie di IeF tese a tutelare i suoi interessi personali (giustizia, fisco, telecomunicazioni e, in questi giorni, finanche una legge che affranca degli abusi edilizi consumati in una delle sue ville in Sardegna), anche nel nostro Comune, più che sforzarsi per onorare le finalità statutarie, si pensa di risolvere il problema snaturandole.

In emulazione, uno dopo l'altro: è stato abolito il limite di parentela per far parte della stessa giunta (c'è il problema nella compagine di maggioranza!); poiché in maggioranza non c'è una donna e tutti i consiglieri scalpitano, perché tenersi questo limite? Cancellato! Le commissioni consiliari, che dovevano essere i veri laboratori di analisi, valutazioni e progettualità, ormai non funzionano da mesi e non frega più niente a nessuno. Il numero degli assessori (6) non è sufficiente a placare gli "appetiti" dei consiglieri? Nessun problema, si porta a 7. Il Presidente del consiglio non ci sta bene ma non possiamo mandarlo via perché occorrono 14 voti? Si abbassano a 11. Praticamente è stato raschiato quasi tutto e siamo a metà consiliatura. Cosa sarà escogitato adesso per sbrigliare la "matassa" di una maggioranza che non è riuscita, in due anni e mezzo, a darsi un percorso politico e gestionale coerente con gli impegni elettorali? Francamente siamo molto delusi e dispiaciuti. Guardavamo con interesse al promesso recupero della "Politica" invocato insistentemente in campagna elettorale. Pensavamo che diligenza gestionale e trasparenza potessero essere tenute in maggiore considerazione. Avevamo creduto in una maggiore determinazione per riorganizzare l'intera macchina comunale. Ci si era illusi che il sistema esattivo potesse essere governato con il necessario rigore e "dalla parte dei cittadini". Così come erano gli impegni elettorali! Ma la nostra Amministrazione pensa di caratterizzarsi solo per l'arroganza della forza: questo succede sempre quando manca o si smarrisce la ragione!