26 ottobre 2003

Legambiente: “Comuni Ricicloni”

riconoscimento a Cicciano

La cittadinanza fa la sua parte e per premio riceve... solo aumenti di tasse

G. A.

Diciamo subito che siamo contenti e fieri del riconoscimento ricevuto perché testimonia che la cittadinanza, per la gran parte, ha compreso la portata della cosa ed ha civilmente collaborato oltre ogni rosea aspettativa. Però va colta l'occasione per qualche considerazione sull'intera tematica sia dal punto di vista ecologico (qualità ambientale) e sia dal punto di vista gestionale (costi a carico dei cittadini). Per i riflessi che comportano sulle matrici ambientali dell "aria", "acqua" e "suoli" (che, a loro volta, si riflettono direttamente anche sulla matrice "alimenti"), i rifiuti costituiscono il fattore più critico di determinazione del livello della qualità ambientale. Per le dimensioni raggiunte e per le esigenze di gestione che comportano, essi sono diventati anche un elemento economico di notevole rilevanza.Il cittadino, consapevolmente o meno, è l'attore principale dell'intero processo: produttore, consumatore, finanziatore (oramai tutti i costi sono a carico diretto dei cittadini). Le Amministrazioni devono operare affinché siano ridotti al minimo i disagi gestionali e ambientali nonché i costi (personale, attrezzature utilizzate e oneri di sversamento). I materiali riciclabili dovrebbero produrre guadagni utili alla riduzione dei costi. Sono cose più o meno scontate ma è sempre bene ricordarle. A Cicciano si è cercato di porre questo problema almeno per disporre di elementi analitici tali da poter assumere decisioni efficaci rispetto ai disagi ed ai costi. Purtroppo non siamo mai riusciti a capire, nonostante i solleciti ripetutamente manifestati, quale potesse essere il sistema di trattamento dei rifiuti più adeguato, economico ed efficace. E quando il problema aveva assunto dimensioni pressoché insostenibili (grazie anche alla tecnica della "emergenza" costruita) ci si è trovati di fronte a soluzioni obbligate; si, pur sempre soluzioni. Così fu scelta la strada della "raccolta differenziata" e quella della cooperazione intercomunale che, in una ottimale combinazione, avrebbero dovuto produrre un notevole vantaggio per i cittadini: ambiente più pulito e costi più bassi.Nacque così CAMPANIA FELIX, società partecipata, con Nola capofila, da Saviano, Cimitile, Mariglianella, S. Vitaliano, Visciano, Scisciano, Casamarciano, Liveri e Comiziano Cicciano e Tufino.Subito si cercò di mettere in guardia da facili entusiasmi in quanto (V. IL MERIDIANO di settembre 2001): "La cooperazione intercomunale rappresenta un percorso pressoché obbligatorio se si vuole perseguire una erogazione di servizi a costi più bassi per i contribuenti;ma perché questo avvenga è indispensabile mettere queste iniziative al riparo delle ingerenze politiche e affidarle a managers che, seppure con il beneficio del "gradimento" politico, abbiano idonee capacità gestionali. Se così non dovesse essere si otterrebbe l'effetto esattamente contrario: costi più alti e servizi di più basso livello qualitativo". Oggi tocca prendere atto di questa ultima ipotesi nel modo più beffardo possibile: sversiamo la metà dei rifiuti rispetto a prima ma ci ritroviamo la bolletta raddoppiata. Le ragioni: una, come attenuante: il sistema di raccolta dell'organico governato ancora in emergenza e a costi incontrollati; altre, conce aggravanti: a) non si è fatto in modo che almeno i Comuni soci si avvalessero dei servizi offerti da Campania Felix; b) Campania Felix non ha avviato (così ci risulta) alcun processo per attrezzarsi a fornire i servizi statutari. Entrambi gli aspetti sono figli di inadeguatezze politiche e gestionali.Non ci si rallegra per avere intuito e denunciato per tempo le insidie. Ci si duole perché si persiste su irresponsabili atteggiamenti che producono solo danni a tutto tondo. Chi scrive non è convinto, ma solo per intuito, data la mancanza di valide analisi, che la raccolta differenziata rappresenti il rimedio ecologico più efficace, soprattutto per la capillarità di partecipazione e per le risorse culturali e strumentali che richiede (le elegantissime considerazioni del prof. Drosi nel numero di settembre rendono perfettamente l'idea!). Ma che senso ha e quale fiducia possono avere i cittadini se si vedono ripagati tutti gli sforzi che fanno, per ottemperare alle regole della raccolta differenziata (che trovano la sinte­si nel riconoscimento ricevuto), se poi si trovano la bolletta più che raddoppiata? Quale il rimedio? Qualche suggerimento: 1 - si affidi il presidio del problema a qualcuno che possa garantire una presenza più conti­nua e non da "tempo libero"; 2 - si proceda ad una analisi seria e rigo­rosa che faccia emergere la validità o meno della scelta di CAMPANIA FELIX; 3 - si intervenga su CAMPANIA FELIX, non solo per chiedere postazioni di sottogoverno o assun­zioni di personale, ma anche esigerne i conti economici e per influenzarne la gestione; 4 - se dall'analisi dovessero emergere soluzioni alternative, come ci si immagina, siano perseguite con la massima tempestività possibile; 5 - si insista senza risparmio di tempo, soprattutto nelle scuole di ogni ordine e grado, nell'opera "educativa"; 6 - si attivino anche dei seri interventi repressivi verso quei furbi che credono di risolvere il problema depositando i propri rifiuti "fuori porta" e non nei siti predisposti a pertinenza delle proprie abitazioni.Il tutto tenendo sempre a mente che "la terra non l'abbiamo ereditata dai nostri padri ma l'abbiamo presa in prestito dai nostri figli". 

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