Un tricolore di ritagli dal

 

...e tutti uscirono felici e contenti

 

di ANIELLO De RIGGI

 

...dall'ultimo Consiglio Comunale, tenutosi nei giorni scorsi al centro Nadur, quindi possono andare a mare sicuri di aver soddisfatto la loro coscienza di politici e di lavoratori alle prese con le difficoltà in cui si dibatte la loro azienda il PASTIFICIO RUSSO di Cicciano.

Ognuno è soddisfatto dalle risposte date e ricevute, ognuno ha potuto dimostrare che la colpa è di qualche altro.

L'Amministrazione Comunale ha dimostrato di aver ragione perché ha le carte in regola e gli atti di propria competenza sono stati assolti.

La proprietà del pastificio ha dimostrato che ha ragione dichia­rando la sua disponibilità alla delocalizzazione dell'azienda nel PIP, approvato in fretta e furia dal C.C. l'anno scorso in una caldissima seduta di Agosto, senza che a qualcuno venisse in mente di sollevare dubbi o richieste di chiarimenti; nello stesso momento è stata onesta e chiara facendo presente di non aver intenzione di procedere se non dopo aver avuto dai politici l'approvazione per la trasformazione urbanistica della vecchia sede dell'ex pastificio in un complesso residenziale (riporto solo voci di marciapiede che potrebbero essere inesatte e se non vere si chiede anticipatamente scusa).

Sono soddisfatti gli inesistenti consiglieri comunali di opposizione che si sono svegliati dal sonno ed hanno cavalcato la denuncia pubblica di alcuni lavoratori del pastificio, facendo finta di non sapere niente di quanto da anni sta accadendo nel pastificio e nel Paese.

Sono soddisfatti i Socialisti Uniti (si fa per dire) che speravano finalmente di poter parlare di POLITICA ED ECONOMIA, dimenticandosi però di aver un loro rappresentante in seno all'Amministrazione che ha preso pubblicamente le distanze dal loro strano manifesto.

Sono soddisfatti i DS ed il PRC (tutori per antonomasia di tutti i lavoratori) che finalmente hanno potuto interessarsi dell'occupazione, unico problema per loro.

E' soddisfattala Margherita (primo Partito in Cicciano !!!) che spera di far rivivere la vecchia Democrazia Cristiana e che accarezza l'idea di far rinascere una dinastia defunta negli anni '60.

Sono soddisfatti persino i Repubblicani che, non essendo rappresen­tati in Consiglio Comunale, logicamente non si ritengono colpevoli di nessuna azione se non della loro totale assenza dalla vita politica del paese (mi ricorda tanto l'atteggiamento di Forza Italia nel periodo delle famose "cartelle pazze" - i loro rappresentanti, attuali amministratori, si distaccarono completamente dalle dimostrazioni politiche e amministrative giustificandosi di non aver rappresentati in Consiglio Comunale).

Però sarebbe interessante sapere se, alla fine di tanto rumore, i nostri concittadini, lavoratori del Pastificio, sono finalmente soddisfatti e rassicurati per il loro avvenire.

Se sono soddisfatti, dobbiamo ringraziare e chiedere scusa ai no­stri amministratori per il tempo che gli abbiamo fatto perdere e per le inutili polemiche da marciapiede sollevate fino a toccare negativamente amicizie consolidate.

Se non sono soddisfatti, allora dobbiamo dire che a noi semplici cittadini ci dispiace moltissimo ma non abbiamo leve a nostra disposizione per cambiare lo stato di cose esistente nel nostro Paese.

Infine una domanda : se questa è la situazione politica CHI AVRA' IL CORAGGIO O MEGLIO LA FACCIA TOSTA DI CANDIDARSI PER LE PROSSIME ELEZIONI AMMINISTRATIVE DEL 2007?

Cronaca di una spettacolo fuori luogo (parte II)

di Francesco Cavezza

21 giugno 2005 —Centro Nadur.

 

Uno spettacolo esilarante, uno spettacolo travolgente, uno spetta-colo emozionante ha rallegrato e deliziato una platea di "speranzosi utopisti" (i lavoratori del Pastificio "Russo") in cerca di un diritto sa­cro: il lavoro. Titolo dello spettacolo, in tre atti: "Consiglio Comunale — La politica è un'opinione!". Protagonisti: Giunta comunale, Consiglio Comunale, lavoratori del Pastificio "Russo", cittadini di Cicciano.

Primo Atto: Lo spettacolo inizia con l'intervento del consigliere di opposizione Mario Napolitano, che denuncia il mancato coinvolgimento dell'opposizione nella questione della delocalizzazione del Pastificio "Russo" e chiede da un lato le ragioni di questa grave mancanza da parte dell'amministrazione e dall'altro di venire a conoscenza di tutto l'iter intrapreso dalla stessa per la risoluzione della questione. Si innesca su questa richiesta una discussione accesa che vede da un lato il consigliere di minoranza e dall'altro l'assessore Tobia  Toscano che, a sua volta, si chiede se la prima "richiesta", squisitamente politica, non è superflua ai fini di unasana e corretta esposizio­ne del problema e dei mezzi usati per risolverlo. A questo punto si registrano due interventi: uno da parte del consigliere di minoranza Alfano, che legge il manifesto della delegazione dei lavoratori del Pastificio, e l'altro da parte del consigliere di minoranza Franco Napolitano, che legge il manifesto dei socialisti (tutti) di Cicciano in merito alla questione. Questi due interventi danno vita al momento più alto del primo atto dello spettacolo: la diatriba che vede come protagonisti il segretario del Nuovo PSI di Cicciano (Vassallo) e l'assessore "socialista" Carmine lavarone. Diatriba che nasce da alcuni interveti di esponenti della maggioranza e dell'opposizione, i quali mettono in luce l'atteggiamento poco limpido del Nuovo PSI ciccianese: se nella Giunta vi è un loro esponente e se la stessa Giunta dice di essersi mobilitata per la risoluzione del problema, qual è la natura di quel manifesto, che in parte denuncia  un mancato interessamento da parte dell'amministrazione e del sindaco di Cicciano?. Sentendosi parte in causa, l'assessore lavarone chiede e riceve il diritto alla parola e si dissocia, immediatamente, da una parte del contenuto del manifesto, adducendo come motivazione a questo insolito comportamento la mancanza di dialogo (da circa due mesi) tra lui e il segretario del suo partito. A queste parole arriva la reazione dello stesso segretario, presente tra il pubblico, che accusa l'esponente della giunta di falsità, poiché, come lo stesso afferma, il manifesto incriminato, sottoposto alla attenzione di lavarone, ha avuto parere favorevole. L'assessore, inizialmente, sembra quasi non accorgersi di quel intervento e continua a ribadire la sua estraneità, ma rincalzato dalle accuse di quest'ultimo, lo zittisce con una frase carica di pathos: `Io non parlo con te, Giuda!". E questo l'epilogo del primo atto.

Il secondo atto vede, invece, come protagonisti l'assessore Tobia Toscano e alcuni lavoratori del Pasti­ficio "Russo". Lo scontro verbale prende spunto da un intervento dell'assessore, che accusando di demagogia gli avversari politici, fa lui stesso demagogia spostando l'attenzione lontano dal problema. Un cittadino, lavoratore del Pastificio, stanco di quelle "chiacchiere vuote", chiede, nel rispetto delle persone che stanno presenziando il consiglio, di non divagare su questioni inutili e incongruenti, ma di affrontare il problema reale. L'assessore Toscano, a questo punto, si alza in piedi e attacca verbalmente il povero lavoratore, colpevole forse solo di temere per un posto di lavoro e per le sorti della sua famiglia. Lo incalza con frasi del tipo: "Ma lei chi è?", So quello che dico e certamente non me le può suggerire lei!". Un atteggiamento ostile e poco idoneo al ruolo che investe, che immediatamente scatena l'impeto e la furia di altri lavoratori che iniziano ad imprecare contro quell'atteggiamento vergognoso e irrispettoso.

Il Sindaco, alla, fine, riesce a calmare gli animi e la parola passa all'assessore Giovanni Capolongo, che finalmente inizia ad elencare le azioni intraprese dalla amministrazione per trovare una solu­zione adeguata al problema.

I punti salienti dell'interveto dell'assessore e gli inevitabili commenti delle forze politiche a tale intervento sono i seguenti: la celerità e la efficienza dell'amministrazione nella gestione del problema,

la colpa di eventuali ritardi addebi­tata alla burocrazia, la ambiguità dell'awocatoMaione (che cerche­rebbe — a detta di alcuni esponenti del consiglio - un pretesto per delocalizzare il Pastificio fuori dal territorio ciccianese), le difficoltà di reperire finanziamenti dalla Regione, imputabili tra le altre cose anche al colore politico dell'amministrazione, come sostengono alcuni esponenti della maggioranza, la mancanza totale di risorse finanziarie da parte del Comune, denunciata da un esponente della stessa maggioranza, che ha chiesto (testuali parole) : "Ma noi stiamo parlando e parlando, ma i soldi li abbiamo?"). Invitato immediatamente a tacere, lascia di lì a poco la seduta.

Ulteriore enfasi ha un diverbio scoppiato tra il consigliere Mario Napolitano e la segretaria comunale: motivo della lite la mancata presenza sull'ordine del giorno di una richiesta (verbale) fatta dal consigliere, accusa che è respinta dalla segretaria, che ricorda all'esponente dell'opposizione che occorre una richiesta scritta e non verbale. Si è votato, in seguito, una proposta del consigliere Mario Napolitano, che chiede di incontrarsi subito dopo il 6 luglio 2005, data dell'ultimo incontro tra l'amministrazione, la regione, la provincia ecc., che metterà fine (salvo eventuali obiezioni) alla questione.Quell'incontro dovrà definitivamente assegnare l'area industriale sulla quale lo stesso Pastificio dovrebbe essere delocalizzato.

Con il voto termina il secondo atto.

L'ultimo atto mette in scena l'esemplare professionalità di alcuni assessori del Comune di Cicciano. Passati alla discussione del se-condo punto all'ordine del giorno, ovvero la rettifica dellavariazione di bilancio, il consigliere Itri chiede delucidazioni su alcuni voci del bilancio, e in particolar modo chiede perché l'importo per il progetto informagiovani è lievitato da 10.000 euro a inizio anno, a 23.000 euro. L'informagiovani è un servizio che viene pagato a progetto, ovvero a inizio anno viene presentato il pro-getto e il finanziamento che occorre per la sua realizzazione. Vagliato dall'amministrazione si sceglie di accettarlo oppure no: se per questo progetto servivano solo 10.000 euro, perché mai si sono aggiunti altri 13.000? Non è stato possibile avere tali delucidazioni, poiché l'esem­plare assessore, dopo un attimo di imbarazzo, si è limitato a dire che avrebbe fatto chiarezza al prossimo consiglio, qualora ci fosse stata una formale richiesta da parte dello stesso consigliere.

Con questa ultima perla di professionalità politica è calato il sipa­rio sullo spettacolo, ma non sulla "a-politica", "Consiglio Comunale — La politica è un'opinione".

Un palazzo di vetro (opaco)

FRANCESCO CAVEZZA

"Il primo vero obiettivo da raggiungere è far rinascere l'interesse per la "COSA PUBBLICA. Riavvicinare il cittadino alla POLITICA, intesa come 'IMPEGNO SOCIALE' e non come 'INTERESSE PRIVATO', deve essere il primo e sempre presente risultato da perseguire". Era questa la premessa del "Program-ma elettorale" della Casa delle Libertà alle elezioni del 2002. Un programma ricco di speranze. ricco di civiltà. ricco di sana costruttività. Un programma che si prefiggeva di unire il "pubblico" al "privato", un programma che mirava ad abbattere le barriere dell'omertà politica ed amministrativa che avevano afflitto Cicciano (e non solo) nelle pregresse amministrazioni. Si parlava di "palazzo di vetro", un vetro impalpabile, intangibile, invisibile; un vetro che doveva permettere a chiunque di oltrepassare quella soglia e avvalersi dei propri diritti.

Il testo continuava dicendo che "i giovani, e non solo, devono poter avere una MOTIVAZIONE costante alla loro CRESCITA CULTURALE E SOCIALE, stimolati da esempi incisivi". Erano solo parole? I fatti sembrano realmente avvalorare tale tesi. L'ennesimo episodio, l'ennesima burla. Il giorno 30 giugno si è tenuto un consiglio comunale a "porte chiuse". Non è stato pubblicizzato. Nessuno, esclusi i fedelissimi (coloro che sono stati bravi a trovare qualcuno che li rappresentasse — L'Assessore docet!), hapotuto presenziare a quella "manifestazione". Nessuno ha potuto avvalersi dei propri diritti di cittadino. Cosa mai ha spinto l'amministrazione a non diffondere tale notizia? Quale arcano mistero si cela dietro la mancata convocazione cittadina? Ai posteri (sempre che siano "fedelissimi") l'ardua sentenza, noi chiniam la fronte davanti all 'ennesimo atto di oscurantismo politico e amministrativo".

Siamo arrivati ad una velata dittatura? Chissà? Alcune avvisaglie si erano già avute all'indomani delle elezioni. quando fu subito chiaro alla povera plebe che il vetro del palazzo era stato magistralmente oscurato. La sensazione di impotenza era divenuta certezza. Nessuno più poteva pretendere di guardare, nessuno più poteva avvalersi del "sacro diritto" di controllare. Il "programma" era ormai cartastraccia. Quasi due anni di muta mattiità hanno reso il sentore del "dramma" in consapevolezza devastante. Due anni nei quali non si è mosso nulla... e se si è mosso non è stato in direzione dell'interesse pubblico. Le cose, man mano. sono peggiorate. aumentando sempre di più il divario tra governanti governati. Una sola certezza resta a coloro che voglio `"vedere": non bastano le infrastrutture, quando si rischia di perdere una fonte indispensabile per l'economia locale (il Pastificio 'Russo'), non bastano strade nuove, parchi, marciapiedi e caricature distorte della "piccola svizzera", quando si rischia di perdere la Stazione del Carabinieri (indispensabile per la tutela della cittadinanza!), non bastano inaugurazioni di biblioteche o creazioni di 'informagiovani' per togliere l'onta di "razzismo religioso" che si perpetua ormai da troppo tempo. Tutto ciò non basta a sanare quel divario sempre più marcato.

Il sano esemplice "senso civico", il sano e semplice "rispetto" perla cittadinanza, la sana e semplice consapevolezza del proprio ruolo istituzionale, sono questi (o quantomeno dovrebbero essere) i cardini di una "azione" pubblica. Semplici, ma (per la nostra amministrazione) tanto complessi.