Microcriminalità

di Angelo Bonfiglio

Sembra che negli ultimi periodi Cicciano sia stata colpita da un'onda­ta di microcriminalità: vigili aggredi­ti in piazza, bar devastati da ragazzi "un po' fuori di testa", sindaco quasi aggredito per un tamponamento, scor­ribande di centauri per le vie del paese che minacciano l'incolumità delle persone, furti, scippi. Ogni gior­no la cronaca ci informa delle pro­dezze dei cosiddetti "piccoli" delin­quenti, adulti e, talvolta, minoren­ni. Essendo di modeste entità, tali scelleratezze comportano conseguen­ze facilmente superabili sul piano economico, ma resta il fatto che intaccano profondamente il senso di sicurezza del cittadino, alimentando in lui un'altra delle paure quotidia­ne che lo agitano. C'è una geografia sotterranea del crimine fatta di furti, estorsioni, piccole e grandi violenze che la società sopporta come inevita­bili e che si alimenta soprattutto dalla fondata speranza dell'impuni­tà. C'è allora da meravigliarsi se la popolazione si è ormai rassegnata a convivere con un certo livello di criminalità, convinta che la giustizia colpisce a campione, come "coglie coglie", sciocco o sfortunato chi ri­mane impigliato nelle sue maglie? La polizia e le forze dell'ordine chia­mano in causa i cittadini. Che strano modo di vivere. Come se fossimo nel Far West e la regola fosse di attrezzar­si in modo da sopravvivere all'emer­genza, cercando dì non fornire occa­sioni di tentazioni ai delinquenti. La microcriminalità è un fenomeno che incide profondamente sul senso di sicurezza della collettività; tutt'og­gi è sottovalutato. E' un vero e proprio segnale di allarme sociale ed è funzione primaria delle istituzioni competenti, quella di assicurare l'or­dine ed il tranquillo scorrere della vita quotidiana dei cittadini.

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